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Antenna: riconosciuta la bellezza di Dumera pensiamo al suo futuro

antennaChe cosa resta del caso dell’antenna telefonica nella frazione di Dumera a Oggebbio? Una grande lezione di ascolto e comprensione delle istanze di chi vive i luoghi e li conosce bene.
Da quanto emerge dal parere espresso alcuni giorni fa dalla “Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici”, che ha detto no all’antenna, esistono responsabilità oggettive dell’amministrazione comunale che. affidandosi ad una documentazione progettuale definita “sviante sotto diversi profili”, ha consentito la posa dell’antenna pregiudicando, evidenziando al contempo un forte impatto sul paesaggio.
Colpisce la caparbietà con cui si è proceduto. Da una parte, si è paventata la reale possibilità di collocare l’antenna in altro sito, dall’altra si è proceduto senza attendere l’esito degli approfondimenti.
Oggi che l’antenna svetta nel paesaggio diventa insindacabile riconoscerne il forte impatto, la pregiudiziale che impone sull’attrattiva turistica di Dumera e, più in generale, sul valore ambientale di questo “quadro naturale di non comune bellezza” che sono le sponde del Lago Maggiore.
Disorienta apprendere che il Comune non informò la sovrintendenza delle prime valutazioni che fece la locale commissione del Paesaggio che in prima istanza non valutò soddisfacente la documentazione e le immagini progettuali prodotte.
Ora, ci aspettiamo che con altrettanta celerità si ripari al maltorto, rimuovendo l’antenna, e si riconosca ai cittadini il grande ruolo di promotori di un’istanza legittima e fondata che si ricollega a quanto sostenuto dall’On. Enrico Borghi nella sua visita al sito la scorsa estate: Dumera ha tutte le caratteristiche per partecipare a programmi europei e nazionali che mirano al finanziamento e al recupero dei borghi montani.

Salvaguardare e progettare un futuro compatibile dev’essere il nuovo obiettivo da perseguire.

Antonella Trapani
Segretario Provinciale PD

Ufficio Stampa

LA CAMERA STANZIA I FONDI PER LE AREE PROTETTE, IN ARRIVO 105.000 PER LA VALGRANDE

La commissione ambiente della Camera dei Deputati ha votato oggi pomeriggio, all’unanimità, il riparto dello stanziamento dei fondi per lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio e dell’ambiente nelle aree protette di interesse nazionale.
Complessivamente lo stanziamento è pari a 5.874.357 €, che è stato ripartito tra gli Enti Parco nazionali, le aree marine nazionali, e le azioni di rilevanza nazionale in applicazione di convenzioni internazionali in materia di ambiente.
Sulla scorta di tale provvedimento, a favore delle due aree protette nazionali piemontesi vengono stanziati 125.000 euro per il Parco Nazionale del Gran Paradiso e 105.000 euro per il Parco Nazionale della Valgrande.
Per la suddivisione delle risorse è stata seguita una procedura oggettiva incrociando i parametri della superficie, della superficie di zone naturali di riserva integrale e il parametro del numero dei Comuni insistenti in tutto o in parte sul territorio di ciascun Parco.
Soddisfazione viene espressa dal deputato Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione: “sia pure in quadro finanziario molto complicato -osserva- il governo Letta è riuscito ad allocare risorse che consentiranno agli enti parco di realizzare azioni per la conservazione della biodiversità.
Si tratta di un segnale evidente e concreto di voler procedere su tale direzione per consentire una ripartenza
della nostra economia in un’ottica di salvaguardia e sostenibilità”
Roma, 18 settembre 2013

Centraline idroelettriche: serve una moratoria, intervenga la Provincia.

A qualche settimana dalla vicenda dell’annullamento da parte del Tribunale Superiore delle Acque Pubblice (TSAP) della Delibera Provinciale nr. 29 – nella quale erano previsti criteri di concessione delle derivazioni idreoelettrichee volti a favorire la gestione pubblica ovvero misure di compensazione per il territorio – desideriamo esprimere alcune considerazioni e sollecitare nuovamente la Provincia del VCO.
La questione politica di fondo riguarda il fatto che la DCP 29 risulta inscindibilmente legata alla delibera precedente DCP 28 (entrambe del 24/6/2011, non a caso), nella quale veniva approvato l’aggiornamento della tavola A5 del Piano Territoriale Provinciale, portando il potenziale idroelettrico per il VCO da 35 a 352,5 MW (!), di cui 110 MW “senza difficoltà” e altri 55 MW “con difficoltà media”.
In pratica, con la DCP 28 si apriva allo sfruttamento intensivo della risorsa idroelettrica mentre con la DCP 29 si introducevano dei criteri per calmierare e rendere accettabile tale “liberalizzazione”.
Ora, al di là del merito e dei rilievi tecnico-procedurali sollevati correttamente da Gianni Desanti in un precedente comunicato – e che restano un punto fermo della critica a tutta questa operazione – l’annullamento della DCP 29 fa venir meno il presupposto “sine qua non” sul quale si regge la DCP 28: senza un opportuno meccanismo di compensazione e di drenaggio degli utili sul territorio, non è più accettabile un aumento dello sfruttamento idroelettrico di questa portata.
Per questo sollecitiamo ancora una volta, visto che nulla si muove, un intervento riparatore da parte della Provincia, nell’ambito delle sue competenze, attraverso l’introduzione di una moratoria volta a sospendere gli effetti della DCP 28, riportando quindi i limiti di potenza idreoelettrica installabile entro i livelli precedenti (35 MW), in attesa di un definitivo riesame di tutta la questione alla luce dei nuovi elementi emersi, grazie anche al pronunciamento del TSAP.
Alternativamente e come subordinata, devono essere implementati strumenti di mitigazione che facciano perno non più sulle compensazioni economiche o sulla durata delle concessioni (che si sono rivelati inammissibili) ma sulla salvaguardia ambientale, come anche la sentenza del TSAP ricorda dove afferma che “la Provincia può fissare regole di mitigazione, a tutela di tutti i valori ambientali sottesi alla realizzazione di un virtuoso uso particolare della risorsa idrica” (sentenza TSAP 39/2013).
In pratica, la coerenza e l’equilibrio nella regolamentazione di questa materia va ripristinato, o congelando le modifiche al PTP, o introducendo elementi di riequilibrio della sua portata; in assenza di questi, resta in piedi un provvedimento zoppo e claudicante, che pone un’ipoteca ambientale enorme sul territorio e del tutto inaccettabile.

Sauro Zani
Responsabile ambiente

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Ingresso a pagamento nei parchi regionali: l'ultima di Cota

Il capogruppo del Pd in consiglio regionale interviene sull’ipotesi di introdurre l’ingresso a pagamento nei parchi: “Che il sistema dei parchi piemontesi sia una ricchezza per l’’intera regione e possa rappresentare anche una occasione di sviluppo, in piena green economy, è un dato di fatto e, anche solo per questo, meriterebbe una ben diversa attenzione da parte della Giunta regionale.
Che però, di fronte alla scarsità di risorse, si pensi di introdurre un ingresso a pagamento a uno o più parchi naturali, come ha ipotizzato oggi il presidente Cota, ci pare solo un modo per mettere le mani nelle tasche dei cittadini piemontesi. Non è certo con una tassa di ingresso che si risolve il problema. Si ottiene solo il risultato di allontanare i cittadini dal godere degli ambienti naturali protetti che la Regione ha costruito in tanti anni di lavoro e di impegno.

Dichiarazione di Aldo Reschigna, capogruppo regionale